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Il ministero (4): L’eredità del Nuovo Testamento

La sostanza, la natura e l’autorità: Gesù Cristo impone tutto al ministero. Realmente tutto? E che ne è dell’ordine dei diversi ministeri? In merito, il Nuovo Testamento ha tre risposte, come minimo.

 
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Ciò che è chiaro: l’apostolato è l’unico ministero che Gesù Cristo ha istituito lui stesso, quando ha dato la missione alla cerchia ristretta dei suoi discepoli di insegnare, battezzare e celebrare la Santa Cena. E quando ha dato loro il potere di annunciare il perdono dei peccati.


Il messaggio al posto e in sostituzione a Cristo

Il Nuovo Testamento descrive in modo dettagliato ciò che rappresenta un apostolo: il ministero che dispensa lo Spirito, che porta alla giustizia, che predica la riconciliazione, in sostituzione a Cristo e in qualità di dispensatore dei misteri di Dio.

Tra i poteri dell’apostolato c’è anche il potere di legare e di sciogliere: ciò significa, di dichiarare una cosa obbligatoria o non obbligatoria, di conseguenza anche di organizzare la vita della Chiesa. Gli Atti degli apostoli raccontano in che modo i primi apostoli hanno già utilizzato da subito questo potere.


Gli assistenti dei poveri

Per potersi consacrare alla proclamazione del Vangelo, gli apostoli hanno fatto eleggere sette assistenti dei poveri dalla Chiesa primitiva di Gerusalemme. Questo servizio era trasmesso tramite l’imposizione delle mani e la preghiera. Anche se il termine non appare qui, questa nomina è considerata in modo generale come la nascita del ministero di diacono.

Nelle lettere ai Corinzi, l’apostolo Paolo si definisce lui stesso come “diakonos” (dal greco antico, che significa: servo, assistente). La parola appare come titolo di un ministero particolare solo a partire dalla lettera ai Filippesi. È finalmente la prima lettera a Timoteo che descrive le condizioni personali richieste: i diaconi devono essere onesti, lontani dall’ambiguità, degli eccessi del vino e del guadagno disonesto.


I conducenti

I diaconi compivano il loro servizio sotto la sorveglianza dei conducenti. Questi erano designati in diversi modi, in funzione della sfera culturale. Nel contesto palestinese, secondo il giudaismo contemporaneo, si tratta di anziani (presbyteros). E, nel contesto ellenico, si parla di vescovi (episkospos). Questo termine viaggia, ad ovest, dalla Grecia e dall’Asia minore fino a Roma, e, al sud, fino in Siria.

All’inizio, i due termini indicano la stessa funzione: così, gli Atti degli apostoli raccontano come Paolo riunì gli anziani di Efeso per ricordare loro che lo Spirito Santo li ha istituiti quali vescovi. Tuttavia, nelle epistole pastorali si profila già un’evoluzione: mentre gli anziani sono sempre menzionati quali gruppo, si parla sempre di vescovo al singolare. Anche qui, la prima lettera a Timoteo menziona le condizioni requisite: un vescovo deve essere irreprensibile, sobrio, ospitale, capace di insegnare, mite, che non sia convertito di recente e deve avere una buona reputazione.


I doni dello Spirito

Inoltre, le epistole del Nuovo Testamento menzionano ancora profeti e dottori, così come anche pastori ed evangelisti. Tuttavia, questi non sono menzionati insieme ai ministeri come il diacono, l’anziano o il vescovo, ma nel contesto della diversità dei doni dello Spirito, come per esempio il potere di compiere dei miracoli, il potere di guarire o ancora di parlare le lingue. In più, mancano le caratteristiche o le esigenze legate al ministero, come invece ci sono per gli altri ministeri.

Ad ogni modo, il Nuovo Testamento non dedica nessuna parola sul sacerdote nel senso attuale. Certo, cita i sommi sacerdoti di Gesù Cristo e il sacerdozio reale di tutti i credenti. Ma qui si tratta del termine veterotestamentario di sacerdote (In ebraico: kohen, in greco: hiereus). La parola e la posizione del sacerdote si sono evoluti solo nel tempo post-biblico a partire dal presbyteros, cioè l’anziano.

Il quadro generale mette in evidenza questo: Il Nuovo Testamento non conosce dottrina uniforme del ministero. Tuttavia, vi troviamo i primi approcci a questo proposito. Questi si sviluppano solo in seguito nella storia della Chiesa. In che modo? Il prossimo articolo di questa serie si occuperà di questa domanda.

(Le fonti di questo articolo sono principalmente il Catechismo della Chiesa neo-apostolica, un commento complementare del capitolo 7 (del catechismo), i documenti usati di base alla definizione del ministero così anche i numero 04/2005 della rivista neo-apostolica “spirit” (per la gioventù, in tedesco- NdT)

 

Fotografie: vadiml - stock.adobe.com
Autore: Andreas Rother
Data: 23.07.2019
Categorie: Fede