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La cura pastorale (3): La cura pastorale può sorprendere

La cura pastorale può dare molto al prossimo.  Gesù Cristo dimostra che la cura pastorale fa bene, cambia e può a volte anche lasciare a bocca aperta tutta la cerchia.

 
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Gesù Cristo aveva molto a cuore il prossimo, anche prima di averlo incontrato. Ecco due racconti che mostrano in che modo si possono abbattere le abitudini e quali sono le ripercussioni concrete che può avere la cura pastorale.

Tre volte impossibile: il colloquio con la samaritana

Gesù, il rabbino giudeo; lei, la samaritana. Avrebbero potuto conversare? Impossibile! I rabbini non parlano alle donne, perché non volevano mettersi in cattiva luce. In più, le donne erano considerate inadatte ad avere conversazioni dottrinali.

Inoltre, questa donna faceva anche parte del popolo samaritano, credenti che rifiutavano le Sacre Scritture al di fuori dei cinque libri del Pentateuco e che erano di conseguenza considerati molto lontani dalla fede israelita. Erano chiamati eretici. I giudei li evitavano.

Malgrado ciò, Gesù parlò a questa donna. Una semplice domanda al pozzo di Giacobbe, a Sicar, ha aperto la via ad una discussione che ha cambiato tutto nella vita della samaritana: il suo esempio mostra ciò che era importante prima e durante questo colloquio pastorale.

  • Senza pregiudizi: essere aperti al prossimo, totalmente senza riserve: il sesso, l’origine, l’intelligenza, la confessione; Gesù non si preoccupa dei vecchi snobismi né di stereotipi moderni.
  • Concentrato: senza affrontare la parte morale, Gesù riesce ad intrattenersi con lei di cose essenziali della vita. Il suo passato e i suoi eventuali errori sono messi da parte.

La samaritana era entusiasta. Questa conversazione ha lasciato questa donna credente fortificata e di buon umore e ha portato gli uomini verso Gesù evangelizzando con zelo. Lei stessa non ha più guardato indietro, ma verso il futuro. Anche oggi, la cura pastorale può “contaminare”, fortificare, concentrare lo sguardo e incoraggiare per il futuro.

A casa dell’emarginato

Nel sistema doganale dell’epoca organizzato in diritto privato, i pubblicani (doganieri) erano il braccio destro dei Romani. Però, non riscuotevano solo le tasse e le imposte autorizzate, ma ancor di più: perché volevano vivere, anche loro, volentieri al di sopra della media.

“Un furto!”, sentenziavano i credenti della Torah: ”Peccatori!”. Tutta questa situazione faceva dei pubblicani delle persone socialmente emarginate, odiate e messe da parte. È così dunque che era Zaccheo, non era amato e in mezzo al popolo, ma era messo da parte, seduto sopra un sicomoro, quando Gesù passò da lì.

Malgrado ciò, l’amico dei pubblicani e dei peccatori lo vide. Il modello di Gesù mette in evidenza il fatto che la cura pastorale si svolge anche lontano dalla grande agitazione centrale:

  • È rispettoso: Gesù conosce il suo nome: “Zaccheo, scendi, presto”. Si interessa personalmente a lui e approfitta del momento imprevisto per organizzare un incontro.
  • Trova il tempo: Gesù non saluta soltanto Zaccheo, non gli assicura soltanto di pensare a lui, ma lo accompagna a casa. Gesù trova il tempo, lo ascolta, conversa e rimane con lui fino al momento del cambiamento.

Solo dopo la conversazione con Gesù, il pubblicano riorganizza tutta la sua vita. Promette di dare la metà dei suoi beni ai poveri e di dare il quadruplo dei suoi beni accumulati illegalmente. Come una volta, anche oggi la cura pastorale che tocca il cuore può cambiare profondamente una persona.

La cura pastorale, Gesù ne ha dato l’esempio, è non tener conto delle cose ovvie come i pregiudizi della società o i giudizi del prossimo. Invece, la cura pastorale accompagna e fortifica il prossimo, aiuta durante i cambiamenti e porta alla vita eterna. Se la cura pastorale senza pregiudizi funziona, ed è concentrata e rispettosa, può produrre degli effetti benefici e sorprendere il prossimo in modo positivo.

I primi episodi della serie che tratta della cura pastorale hanno mostrato come Gesù Cristo considerava e praticava la cura pastorale. I prossimi articoli tratteranno della cura pastorale nei nostri confronti e della cura pastorale con e senza ministero.

 

Fotografie: fotografaw - stock.adobe.com
Autore: Oliver Rütten
Data: 04.06.2020
Categorie: Fede