Ricerca
comunità e distretti

Riflettori su … 12/2022: Non ripieghiamoci su noi stessi

In caso di pandemia, è importante isolarsi per evitare il pericolo di contagio. Nella vita di comunità è diverso: l’isolamento è un pericolo, avverte l’apostolo di distretto Tshitshi Tshisekedi (RD Congo Sud-Est).

 
/api/media/530049/process?crop=fixwidth&filetype=jpg&height=1500&token=9d378acc9de7c71d6bc0889df63c0fd8%3A1706980611%3A1156095&width=1500
 

Uno dei mali che corrode la società odierna è l’isolamento, cioè il ritiro in sé stessi. Infatti, per molte ragioni, come in particolare con la pandemia del Covid 19 recentemente, l’isolamento è stato un mezzo per affrontare questa minaccia. Sul piano spirituale, invece dell’isolamento, ci vuole la reciprocità, la cooperazione. È così che possiamo vincere il nostro nemico comune, “il maligno”. Questa reciprocità è chiaramente definita in I Corinzi 12, 7: “Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune”. La manifestazione del dono dello Spirito Santo ricevuto dovrebbe, normalmente, essere messo al servizio dello sviluppo di tutti, cioè della Chiesa e non del proprio interesse. C’è questa debolezza dell’ego umano che lo spinge a voler approfittare personalmente piuttosto di far approfittare tutti.

Dio ha dato ad ognuno di noi differenti talenti, doni e capacità, creando così una grande diversità spirituale all’interno della Chiesa. C’è il rischio di soffocare questi doni della parola, della saggezza e del conoscimento che Dio ha deposto in noi, non disponendo più del tempo necessario per servire la comunità in qualità di ministri ordinati. Ci si potrebbe dire: Sicuramente non sono l’unico ad avere questi doni in tutta la Chiesa! Sì, ma consideriamo che il nostro dono è primordiale, utile ed unico, per il bene di quelli che ci sono affidati. Dio ci ha dato una fede salda; fratello mio e sorella mia, dobbiamo sapere che chi ci sta attorno, la nostra comunità, desidera approfittarne. Grazie al nostro impegno nella comunità, la nostra fede sarà contagiosa. Non aspettiamo che la vita della nostra comunità si deteriori per puntare il dito sui nostri conducenti, ad esempio, ma ricorriamo a questo dono che Dio ha deposto in noi per sistemare la comunità. Sono convinto che in ogni comunità, c’è almeno un membro cha ha questi doni. Vogliamo parlare di comunità forti, e non di qualche uomo con una fede forte.

Il versetto 10 elenca ancora altri doni. Lo considero come l’immensa diversità di doni che possiamo trovare nella Chiesa. Ognuno di noi deve riconoscere il dono attivo in sé e, se possibile, metterlo al servizio della Chiesa per il bene di tutti. Soli ed isolati, corriamo il rischio di sentirci maggiormente in colpa pensando che nessuno può capirci e che il nostro male è più grande di quello degli altri. Ma impegnandoci attivamente nella comunità, costateremo che gli altri non ci giudicano, anzi, ci compatiscono e Gesù è il centro di tutto, pronto a perdonarci.

È certo che, come Chiesa, abbiamo ancora molto da fare, ma sono convinto che se ognuno di noi, invece di rimpiangere ciò che non andava, porta il proprio dono come una luce nella comunità, finiremo per trovare una via d’uscita. L’unione fa la forza!

 

Autore: Tshitshi Tshisekedi
Data: 22.08.2022
Categorie: Fede